Una vita di corsa – Intervista a Chiara Bertuzzi

Una vita di corsa – Intervista a Chiara Bertuzzi

Abbiamo intervistato Chiara, che è stata scelta questa settimana come Millennial per la nostra rubrica #MillenialSafari: Chiara è una studentessa di Commercio Estero all’Università Ca’ Foscari di Treviso che si descrive come una ragazza ‘iperattiva’ e che ha fatto dello sport una delle sue più grandi passioni che l’hanno portata, tra le altre cose, a conquistare l’ottavo posto nei Campionati mondiali, categoria allievi, a Cali nel 2015.

Conosciamo meglio Chiara insieme!

Ciao Chiara, innanzitutto, prima di parlare della tua passione per lo sport, ti va di parlarci un po’ di te e delle tue passioni?

Certo!

Sono Chiara, classe 1998, finito il liceo linguistico a Mantova  mi sono trasferita in giro per il Veneto per poter conciliare, ancora una volta, sport e scuola.

Ho scelto ‘Commercio Estero’ alla Ca’ Foscari perchè sono cresciuta con il passaporto in mano e la valigia sempre pronta, mentre la scelta dell’Università Ca’ Foscari è dovuta al fatto che tra Treviso e Mestre c’era un allenatore che conoscevo già da anni per il quale ho sempre nutrito molta stima e fiducia.

Posso descrivermi come una ragazza che, anche se ci prova, non è in grado di stare ferma, quindi da sempre dopo la scuola andavo a fare sport, un po’ perché ero io a chiederlo, un po’ perché mia mamma non sapeva come fare a placare la mia iperattività.

Per quanto riguarda le altre mie passioni non posso di certo nascondere che da quando ero una bambina ho sempre avuto la passione per la moda, che ho sempre cercato di coltivare e negli ultimi mesi sta emergendo ancora di più.

Non nascondo, poi,  che provo un amore viscerale per il viaggio: amo viaggiare, soprattutto in aereo, sono una di quelle persone che appena sale in aereo non fa in tempo a decollare che sta già dormendo e si sveglia puntualmente quando l’aereo atterra.

Credo che l’amore per il viaggio e per la scoperta di quello che sta fuori dalla mia comfort zone siano valori che mi ha più o meno volontariamente insegnato mio padre.

Quindi possiamo dire che sei nata con lo sport nel sangue! Di preciso, quando ti sei avvicinata all’atletica  (o allo sport in generale)?

Sicuramente è stato in 3^ elementare quando due ore alla settimana di danza non erano sufficienti per sfogare tutte le mie energie, da lì ho iniziato quindi a frequentare il campo di atletica 1 volta a settimana.

Ho continuato con la danza fino al Liceo nella scuola di mia mamma e per questo motivo in quel periodo l’atletica aveva un ruolo marginale.

Durante il secondo anno di liceo, dopo il mio  ‘esponenziale’ sviluppo in altezza, ho deciso che forse era meglio dedicarmi solo all’atletica. In questo modo ho iniziato abbastanza gradualmente a diventare una delle più assidue frequentatrici della pista di viale Learco Guerra a Mantova.  In due anni sono passata da 2 a 4/5 allenamenti settimanali, mentre in  4^ liceo sono arrivati i miei risultati più importanti.

Sicuramente la tua costanza di ha premiato: sappiamo, infatti, del tuo successo ai campionati mondiali a Cali nel 2015. Ti va di raccontarci in breve come hai vissuto quell’esperienza?

L’atletica è uno sport che, innegabilmente, ti toglie molte cose e che richiede molto sacrificio, ma dall’altro lato è uno degli sport che sa darti di più.

Sa dare di più anche a chi sin da piccolo non è mai stato capace di fare sport di squadra, ma ha sempre preferito essere solo con la corsia, con l’asticella o con il cronometro.

Come avete detto, ho avuto l’onore di poter indossare la maglia azzurra due volte, un mondiale u18 a Cali in cui ho conquistato l’ottavo posto e un europeo u20, e in entrambe le occasioni la cosa migliore è stata senza dubbio la squadra con la quale ho condiviso momenti di euforia e momenti meno.

L’atletica mi ha donato, infatti,  alcune delle persone tutt’ora più importanti della mia vita, per questo anche nel momento in cui l’atletica dovrà cedere il passo al mondo del lavoro non potrò mai rimpiangere di aver scelto l’allenamento a qualche esperienza in più perché probabilmente senza quelle persone e le emozioni vissute oggi non sarei quella che sono.Ho la fortuna di non aver mai visto l’atletica come un lavoro o un dovere impostomi, ma come qualcosa che mi fa stare bene e che mi ha insegnato ad avere sempre il sorriso sulle labbra, a non lamentarmi, a mettercela tutta senza rinunciare mai ai miei sogni e obiettivi.

Il fatto che tu non veda l’atletica come qualcosa di imposto ti spinge sicuramente a dare il meglio di te per raggiungere obiettivi che, prima di tutto, sono fonte di orgoglio personale. Ma, sappiamo, poi, che hai all’interno della tua famiglia hai una figura di riferimento forte, una sorta di mantra.  Vuoi parlarcene?

Mio papà è il mio punto di riferimento nella quotidianità, il mio esempio da seguire, il mio personale centro di gravità permanente,per citare Battiato e, ovviamente, anche una delle persone con cui spesso dibatto.Credo nessuno creda in me come ci crede lui e senza questa mia certezza non avrei mai potuto raggiungere i miei più grandi obiettivi. Il sostegno che mi hanno sempre dato i miei genitori in ogni modo possibile (dalla fiducia, al tempo a me dedicato e anche al sostegno economico) è stata l’altra chiave di svolta per il raggiungimento dei piccoli traguardi che mi ero preposta, atleticamente parlando e non.

Ci hai dato un quadro completissimo della tua passione per lo sport ed è molto bello che tu non vada a cercare motivazione all’esterno ma prenda ad esempio una figura che hai vicino nella quotidianità.

Grazie per il tempo che ci hai dedicato e in bocca al lupo per i tuoi obiettivi futuri!

 

Vittoria

Studentessa di Linguaggi dei Media all'Università Cattolica di Milano. Passione per i libri, la scrittura, l'arte e il design unito a creatività, volontà di indipendenza ed emancipazione. Ogni tanto scrivo cosette se vi va di leggerle!