Intervista a Tommaso Guadagni: Co-founder e CEO dell’agenzia di giornalismo DALK

Intervista a Tommaso Guadagni: Co-founder e CEO dell’agenzia di giornalismo DALK

 Ciao Tommaso, prima di parlare della tua carriera lavorativa ti va di parlarci di te e delle tue passioni?

 Ciao! Certamente, sono un ragazzo del 1992, ho sempre vissuto a Milano ma ho avuto la fortuna di viaggiare moltissimo, certamente quella di viaggiare è una grande passione, e poi sono appassionato del mio lavoro, anche questa è una mia grande fortuna.

Per quanto riguarda la mia carriera invece, ho iniziato a lavorare dopo una brevissima parentesi universitaria, facevo Storia.

Grazie a mio Padre sono riuscito ad entrare nella comunicazione, lo dico senza paura perchè poi un posto me lo sono ritagliato da solo.
Ho iniziato veramente dalle cose più base possibili, venivo in ufficio e chiedevo ai miei colleghi se avevano bisogno di penne, matite, gomme, righelli, etc etc. e andavo a comprarglieli e li riportavo in ufficio. Facevo le consegne dei pacchi di Natale per i clienti, e facevo una marea di “cold call”, prendi praticamente una lista da 2-3 mila nomi, e provi a vendere. E’ difficilissimo.

Poi ho iniziato ad interessarmi al rapporto con i clienti, andavo a tutte le riunioni, e il mio compito era prendere gli appunti per gli altri.

Piano piano ho iniziato dopo un anno o due ad andare dai clienti da solo, ad avere i miei primi clienti da gestire, mi ricordo che il primissimo fu un progetto di marketing per Microsoft.

Nel tempo sono cresciuto moltissimo anno dopo anno, e mi sono appassionato sempre di più al giornalismo, strada che avrei intrapreso anche se avessi continuato l’università credo.
Ho fondato una micro-start up nel 2015, TOMMI – Information design cluster.
Mi occupavo con dei freelance di lavorare con gli editori, abbiamo seguito circa 50 progetti per La Lettura, l’inserto del corriere, in 3 anni. Era un primo esperimento per me, ho capito un sacco di cose. Poi è arrivato Visualeyed, e ora DALK.

 

Chi ti ha ispirato? Chi è stato il tuo esempio di vita?

 E’ una domanda molto difficile, gli esempi vengono sempre dalla famiglia, ma ho davvero tanti amici che mi ispirano tutti i giorni, ho lavorato sempre a contatto con le persone, tutte le persone che ho conosciuto hanno contribuito ad ispirarmi, ne sono certo. Se dovessi dire un nome definito, credo la scelta ricadrebbe su mio padre che sicuramente mi ha insegnato moltissimo del mio lavoro.

 

 La tua giornata tipo a lavoro?

Anche a questa domande devo rispondere dicendo quanto sono fortunato, ho lavorato per 6 anni come account in un agenzia di comunicazione, per chi non sa cosa fa un account, è la figura che cura i rapporti tra il cliente e l’agenzia, vendevo, e poi gestivo il progetto.
Questo mi permette di “non avere una giornata tipo”. Ora che ho aperto DALK, mi occupo sempre della parte commerciale, quindi giro tanto. Vado in giro per clienti, e stringo rapporti, per una persona a cui piace parlare ed è empatica come me, questo è il miglior lavoro che posso consigliare.


Diciamo che se dovessi tracciare una giornata tipo di DALK, ci si vede in ufficio per le 9.30, e dopo il caffè si inizia a lavorare.
La vita di agenzia dipende sempre tantissimo dai clienti, cerchiamo di organizzarci settimana per settimana, ma ogni tanto i piani si devono cambiare in corso d’opera…

 

 Guardando il tuo blog http://visualeyed.com/vstory/  quali contenuti ci vedi nel futuro prossimo? Quali sono i temi secondo te a cui il pubblico è più sensibile?Visualeyed è un mio esperimento cui sono molto legato, è un piccolo blog, mi piacerebbe trovare il modo di farlo crescere ma è molto difficile qui in Italia.

 

Quando ho visto arrivare Netflix ho voluto associarmi a quel modello, cercando di creare un aggregatore di notizie internazionali di livello molto alto per abituare utenti ed editori a leggere le informazioni attraverso contenuti multimediali ben curati. Come Netflix, ho voluto passare da aggregatore a produttore di contenuti, così alla parte di selezione di articoli ho iniziato a comporre dei team per sviluppare articoli di quel tipo.


Come scelta, cerco di lavorare sempre su macro-temi sociali, cercando di partire dai numeri, per raccontare una storia.
In questo momento stiamo lavorando sul tema delle armi, che prevediamo sarà un grosso boom in Italia nel 2019, stiamo preparando un articolo molto profondo, quindi i tempi non saranno strettissimi, ma ci siamo!

Purtroppo ora come ora il pubblico è molto poco sensibile in generale, la crisi dei giornali, proprio nei giovani ha creato un grande vuoto.

 

Fossi un editore, sarei davvero molto preoccupato dal tema dei giovani che faticano ad informarsi, bisogna assolutamente intercettare la loro attenzione sui mezzi di comunicazione che utilizzano per poter raggiungere il loro interesse.

Dal canto mio, provo a capire quali possono essere i temi sensibili, facendo ricerca su quei temi di cui tanto si parla e poco si capisce, per rendere fruibile questa complessità.

 

 Tieni in considerazione il punto di vista dei giovani quando scrivi i tuoi articoli? Che reazioni pensi di scatenare in loro?

Ai giovani spero di riuscire a pensarci perchè sono giovane io stesso,provo a

parlare di temi che mi interesserebbero se fossi dall’altra parte del monitor. Non so proprio immaginarmi la reazione in loro, spero di incuriosirli, penso davvero che i giovani debbano ritrovare la passione nell’informarsi.

 

Quale credi sia la differenza maggiore tra e nuove e le vecchie generazioni?

 

Siamo passati da ordinare alla carta, ad un immenso all you can eat di tutto.

Credo che la tecnologia, internet nel senso più generale possibile, sia stato il più grande salto nella storia dell’evoluzione.

Perciò la differenza più grande non può che essere questa, ma ha creato qualcosa di mai visto prima naturalmente, come tutti i grandi cambiamenti.

Se un tempo le persone tendevano ad appassionarsi e vincere alcune strutturali difficoltà, ora che si ha la possibilità di avere tutto subito, si tende ad appassionarsi di meno.

Faccio un esempio, di recente sono stato ad un evento dove si parlava di come sta cambiando il mondo musicale da quando è nato spotify, da quanto i video sono così popolari. E’ stato molto interessante perchéperchè tra chi parlava, di generazioni meno recenti, parlava di quanto era difficile e quasi ossessionante per alcuni la passione della musica. Aspettare il disco di un artista, che magari vendevano in un negozio lontano da casa tua, e di cui non avevi ancora sentito più di un singolo ma avere comunque lo stimolo di andare a comprarlo per passione, potendolo sentire solo a casa. Ora quando vogliamo possiamo sentire quello che vogliamo, così come per il cinema, i libri etc etc.

Eppure forse, tutta questa scelta e tutto questo abbondare ci ha fatto un pò dimenticare delle passioni.Quindi forse, le nuove generazioni, hanno meno passione.

  Che consigli ti senti di dare alle nuove generazioni?

 

Mi sento di dover ricevere ancora tanti consigli prima di darne innanzitutto.

Ho la fortuna di lavorare da parecchio rispetto all’età che ho, quindi ho una visione un pò diversa del mondo del lavoro per esempio.

Vedo tante situazioni un pò dall’interno, e questo ha portato in me una “consapevolezza di normalità” anche all’interno di strutture che spesso gli studenti vedono con fin troppa soggezione..

Quello che posso dare come consiglio, è quello di non svendersi. Di scegliere un lavoro, senza avere la fretta di prendere il primo che si trova per necessità o momento. Per lavorare c’è un tempo praticamente infinito, la prima scelta è importante.

Il mio consiglio è questo.

 

 

Vittoria

Studentessa di Linguaggi dei Media all'Università Cattolica di Milano. Passione per i libri, la scrittura, l'arte e il design unito a creatività, volontà di indipendenza ed emancipazione. Ogni tanto scrivo cosette se vi va di leggerle!