SANS FORGETICA – IL FONT SALVA STUDENTI

SANS FORGETICA – IL FONT SALVA STUDENTI

Ti è appena capitato di passare due ore fermo su quel paragrafo del libro che devi preparare per l’esame?  Hai appena preso pagine e pagine di appunti ma, appena uscito dall’aula, non sai più nemmeno di cosa stava parlando il professore?

Non temere, è appena arrivato in nostro soccorso, puntuale come un orologio svizzero, l’Istituto di Tecnologia di Melbourne.

No, non stiamo parlando di un supereroe della Marvel, ma di un nuovo font:  Sans Forgetica.

 

Frutto di uno studio dei ricercatori alla RMIT University Behavioural Business Lab di Malbourne, il nuovo font è stato creato combinando il design e i principi di psicologia in modo da aiutare gli studenti a ricordare ciò che leggono.

Questo font, che possiamo anche soprannominare ‘manna dal cielo’,  mischia il nome dei font Comic Sans and Helvetica con un focus specifico sull’idea di ‘non dimenticare’.Come caratteristica che lo rende riconoscibile tra gli altri font è il fatto di pendere 8° verso sinistra e di avere degli spazi nella struttura di ogni lettera.

La sua creazione è avvenuta prendendo spunto dai principi della psicologia della Gestalt e, in particolare, dal principio della forma chiusa secondo il quale la mente preferisce vedere forme chiuse rispetto a quelle aperte, quindi il cervello, nel momento in cui percepisce che c’è una parte mancante, cerca di completare l’immagine aggiungendone pezzi inesistenti.

Il nuovo arrivato si differenzia dai font classici perché nasce con premesse opposte rispetto agli altri font ‘classici e lisci’ dove non resta traccia del modo in cui sono stati creati: Sans Forgetica, infatti, è volutamente più difficile da decifrare in modo che gli si dedichi più attenzione.

Questo tipo di meccanismo si basa su un concetto di psicologia cognitiva chiamato ‘difficoltà desiderabile’, ovvero aggiungere difficoltà ad un compito da eseguire (senza esagerare, altrimenti si rischia il risultato opposto) per migliorarne la memorizzazione.

Dopo la creazione di tre diversi tipi di font, i ricercatori hanno chiesto a 400 studenti di leggere informazioni scritte nei diversi tre font e hanno notato che quello che permetteva di ricordare  le cose più a lungo era quello intermedio.

Stephen Banham si è occupato del lato creativo del font e ci ricorda che, quest’ultimo, ‘’non è fatto per leggere romanzi’’ anche perché creerebbe un forte mal di testa, ma per far ricordare parole o concetti chiave.

Vittoria

Studentessa di Linguaggi dei Media all'Università Cattolica di Milano. Passione per i libri, la scrittura, l'arte e il design unito a creatività, volontà di indipendenza ed emancipazione. Ogni tanto scrivo cosette se vi va di leggerle!