Open innovation e giovani talenti!

Come abbiamo visto negli articoli precedenti, il modello di open innovation, attraverso la collaborazione con startup,università, enti di ricerca sembra mettere in primo piano la figura dei giovani e degli studenti.

Infatti l’OI rappresenta, come concetto e come processo, uno strumento importante che sottolinea l’importanza dell’interazione tra educazione, ricerca ed industria. A partire dal paradigma di OI, inoltre, l’educazione può sfruttarne i benefici permettendo di aumentare le skills degli studenti e migliorando il loro accesso al potere.

Sostanzialmente, attraverso lo sviluppo di meccanismi di crowdsourcing, le aziende coinvolgono studenti proattivi e che siano in grado di risolvere sfide e di apportare idee innovative per l’azienda stessa.

Il passaggio necessario per la collaborazione tra aziende e studenti riguarda l’inserimento di quest’ultimi in un contesto di contaminazione di idee, progetti che gli permetta di sentirsi parte ‘viva’ dei meccanismi imprenditoriali.

Ciò che muove le aziende in direzione dell’OI riguarda l’organizzazione di hackathon per giovani sviluppatori e, in generale, la formazione di studenti in modo che questi vengano poi ‘arruolati’ all’interno delle aziende. Questo processo ha come immediata conseguenza un effetto di contaminazione tra le aziende “tradizionali” e i giovani.

Dalle ricerche sembra, quindi, assodato il ruolo delle università e dei centri di ricerca come ‘incubatori’ di innovazione con alto contenuto tecnologico. Il rapporto strategico tra giovani/studenti e aziende deriva dal considerare le università come generatrici di ‘know-how’ riguardante l’innovazione.

Un case study funzionale riguarda, in questo caso, la collaborazione tra l’azienda italiana Finchimica e la sua collaborazione con i giovani.

L’azienda, che opera nell’ambito di  “ricerca, nello sviluppo,nella produzione, nella registrazione e nella vendita di principi attivi e intermedi chimici e fitofarmaci per la protezione delle colture agricole”, apre le porte ai giovani e agli studenti considerati come ‘migliori talenti sul territorio’.

Per portare avanti questo progetto, infatti, l’azienda ha stretto collaborazioni con e Università degli Studi di Brescia e l’Università degli Studi di Bergamo in cui gli studenti di tali università hanno avuto la possibilità di svolgere uno stage all’interno dell’azienda.

Maura Naponiello, CEO di Finchimica considera fondamentale per l’impresa “la capacità di attrarre i migliori profili e i talenti più motivati”  come “garanzia di poter produrre innovazione, essere competitivi e crescere”.

Vittoria

Vittoria

Studentessa di Linguaggi dei Media all'Università Cattolica di Milano, aspirante copyrighter. Passione per i libri, la scrittura, l'arte e il design unito a creatività, volontà di indipendenza.