QUALI SONO GLI ERRORI (PERDONABILI) DURANTE UN COLLOQUIO DI SELEZIONE?

QUALI SONO GLI ERRORI (PERDONABILI) DURANTE UN COLLOQUIO DI SELEZIONE?

Avete presente il momento in cui ricevete una risposta positiva in seguito ad una candidatura per il vostro lavoro dei sogni? Ecco, inevitabilmente la prima reazione sarà l’euforia di sapere di aver superato il primo step, ma poi?

Probabilmente l’emozione immediatamente successiva all’euforia sarà l’ansia da prestazione, nulla di che, ma che sbatti!“Riuscirò a fare una buona impressione? Sarò all’altezza del ruolo che mi viene proposto?”

La realtà è che i colloqui, specialmente il primo in assoluto, sono fonte di stress e la paura che possano andare male sembra perseguitarci.

Su internet troviamo moltissimi siti che sembrano voler darci consigli per il “colloquio perfetto”, ma la realtà è che l’ansia da prestazione non è perfettamente controllabile ed è normale commettere errori sotto pressione.

Ad aiutarci, però, potrebbe essere il recruiter stesso e la sua capacità di valutare se il fatidico errore commesso è avvenuto a causa dell’ansia o, magari, perché davvero il candidato non è la persona adatta alle esigenze dell’azienda.

Invece che darvi consigli, sapendo bene ognuno di noi è diverso e reagisce in maniera diversa, vogliamo parlarvi degli errori più comuni commessi ad un colloquio, ma su cui i recruiter potrebbero passare sopra.

  1. Essere ripetitivi e dare risposte “meccaniche”

Molto spesso i candidati non riescono a superare il primo colloquio per il semplice fatto di sembrare troppo rigidi nel rispondere alle domande del recruiter suscitando una forte perdita di interesse in quest’ultimo: può capitare, infatti,  che la prima impressione che si ha di un candidato sia quella che abbia memorizzato le risposte da dare e che risponda meccanicamente.

Siamo tutti d’accordo che questa prima impressione non possa essere del tutto positiva, ma  si potrebbe considerare il fatto che spesso i colloqui iniziano tutti con le stesse domande che potrebbero innescare nei candidati un meccanismo che li porta a rispondere allo stesso modo.

A questo punto, una soluzione potrebbe essere quella di diversificare le domande in modo che non risultino comuni ai colloqui affrontati precedentemente: un approccio diversificato potrebbe essere la soluzione adatta sia per il candidato che per il recruiter.

  1. Parlare eccessivamente

Molto spesso questo tipo di atteggiamento viene immediatamente associato a qualcosa di sfavorevole per l’azienda: “Cosa succede se il candidato è troppo loquace durante una presentazione con un cliente?” Potrebbe essere un problema per il lavoro in team?”

Siccome i colloqui non possono durare un’eternità e non si riesce a capire davvero quali siano le motivazioni del parlare eccessivamente, molte aziende stanno iniziando ad utilizzare la video intervista in modo da semplificare il processo di assunzione.

  1. Rispondere immediatamente alla richiesta di colloquio

Ecco, quest’atteggiamento potrebbe farci sembrare disperatamente in cerca di un lavoro, il che non è del tutto positivo.

Certe volte, però, la risposta immediata può essere dovuta al fatto che ci sono poche aziende chiare nel processo di assunzione, quindi il fatto di esserlo riguardo le tempistiche richieste dall’azienda può essere d’aiuto per il candidato: chiarire gli step successivi può prevenire qualsiasi eccessivo controllo da parte del candidato.

  1. Fare domande “al volo”
    Sta diventando una sorta di clichè diffuso il fatto di chiedere ai candidati di prepararsi domande da porre all’azienda. Spesso, però, i recruiter tendono a non considerare chi fa domande “su due piedi”.La realtà è che, invece, essere spontanei nel fare domande riguardo l’azienda può essere sintomo di un interesse spontaneo e reale.

Concludendo, durante un colloquio di lavoro, è importante che il candidato presti attenzione, ma anche che il recruiter diventi flessibile e si chieda se il colloquio è andato male a causa di scarse competenze o, magari, semplicemente perché il candidato si sente sotto-pressione.

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